DEPRESSIONE E DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE - Nazaria Palmerone
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DEPRESSIONE E DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE

 

Depressione

La tristezza, emozione che è alla base della depressione, se non è troppo intensa, è una reazione naturale e coerente con l’esperienza che si sta vivendo, come la perdita di una persona cara (es. separazione, divorzio, lutto), nella maggior parte dei casi transitoria e può anche essere utile alla persona: porsi domande sul perché siamo tristi, ad esempio, può condurci a capire se abbiamo bisogno di qualcosa e può spingerci a trovare delle soluzioni ai nostri problemi.
La depressione vera e propria rappresenta, invece, qualcosa di molto più intenso e duraturo rispetto al semplice sentirsi “un po’ giù di tono”, è come se si iniziasse a vedere il mondo attraverso degli occhiali con delle lenti scure: tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Si può parlare di depressione, inoltre, quando oltre all’abbassamento di umore ci sono altri sintomi molto intensi, che provocano una certa sofferenza. Più specificamente, la depressione si manifesta attraverso parecchi sintomi di tipo fisico, emotivo, comportamentale e cognitivo.
I sintomi fisici più comuni sono la perdita di energie, il senso di fatica, i disturbi della concentrazione e della memoria, l’agitazione motoria ed il nervosismo, la perdita o l’aumento di peso, i disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), la mancanza di desiderio sessuale, i dolori fisici, il senso di nausea, la visione offuscata, l’eccessiva sudorazione, il senso di stordimento, l’accelerazione del battito cardiaco e le vampate di calore o i brividi di freddo.
Le emozioni tipiche sperimentate da chi è depresso sono la tristezza, l’angoscia, la disperazione, il senso di colpa, il vuoto, la mancanza di speranza nel futuro, la perdita di interesse per qualsiasi attività, l’irritabilità e l’ansia.
I principali sintomi comportamentali invece, risultano la riduzione delle attività quotidiane, la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, l’evitamento delle persone e l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio.
I sintomi cognitivi della depressione fanno riferimento a un modo di pensare caratterizzato da regole o “filosofie di vita” disadattive, aspettative irrealistiche o assunzioni e soprattutto pensieri spontanei negativi su se stessi, sul mondo e sul futuro.
Le regole o “filosofie di vita” sono “doveri” rigidi e assoluti, che la persona sente di dover assolvere per rispettare i propri valori (es. “Non posso sbagliare mai!”, “Non posso essere debole!”, “Si deve essere sempre di buon umore”, “Si deve accettare tutto quello che viene”, “Devo essere amato da tutti”).
Le aspettative irrealistiche o assunzioni sono gli standard eccessivamente elevati che la persona ha sia nei confronti di se stessa, sia degli altri, e che derivano da queste regole di vita molto rigide (ad esempio, “Se non piaccio a qualcuno, non posso essere amato!”, “Se non faccio tutto alla perfezione, non sono una persona di valore”).
I pensieri spontanei che passano per la mente di chi ha la depressione, infine, generalmente rispecchiano la visione negativa che la persona ha di sé, del mondo e del futuro e che deriva da queste regole rigide e aspettative irrealistiche (pensieri automatici negativi). Tipici esempi di pensieri automatici negativi sono: “Sono un totale fallimento!”, “Mia madre mi considera un perdente!”, “Di sicuro risulterò antipatico!”, “Niente va bene!”, “Quello che ho fatto non conta, tutti sarebbero in grado di farlo!”.
Il fulcro della depressione è proprio la visione negativa di sé, del mondo e del futuro (derivante dalle regole rigide e dalle aspettative irrealistiche o assunzioni), e spiega le reazioni emotive e quelle comportamentali associate, e quindi il meccanismo di funzionamento di questa patologia, perché è normale che pensieri così negativi creino disperazione e conducano alla non azione. Le reazioni comportamentali (soprattutto i comportamenti di evitamento e quelli passivi) a loro volta vanno a rinforzare quelle emotive e i pensieri pessimistici creando un circolo vizioso che si autoperpetua.

Disturbo Depressivo Maggiore
Secondo l’Associazione di Psichiatria Americana si può parlare di Disturbo Depressivo Maggiore quando è presente almeno un episodio depressivo maggiore, ovvero l’avere 5 o più sintomi tra quelli qui sotto elencati durante il giorno, quasi ogni giorno, per un periodo di almeno due settimane:
– umore depresso
– perdita di piacere per quasi tutte le attività durante il giorno
– cambiamento di peso significativo (aumento o diminuzione)
– cambiamenti nelle abitudini del sonno
– essere agitato o essere rallentato
– mancanza di energia
– sensazione di essere inutile
– difficoltà nella concentrazione
– pensieri ricorrenti di morte o di suicidio

(N.B. Naturalmente nessuna persona depressa può avere tutti questi sintomi contemporaneamente e nessuna corrisponderà esattamente a questi modelli).

L’episodio depressivo maggiore, inoltre, deve creare disagio clinicamente significativo o compromissione nel funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree, e non deve essere dovuto agli effetti diretti di una sostanza o di una condizione medica generale.

Eziologia del Disturbo Depressivo Maggiore
Il disturbo depressivo, come tutti gli altri disturbi psicologici, si sviluppa per l’interazione di fattori di rischio, fattori precipitanti e fattori di mantenimento; per quanto riguarda quelli di rischio e quelli precipitanti i più comuni per la depressione sono:
a) fattori di rischio:
– caratteristiche psicologiche: perfezionismo, bassa autostima, stile di pensiero pessimistico, bassa assertività e tratto di personalità dipendente
– eventi o esperienze: educazione in senso ansioso o depressivo, familiari depressi (soprattutto madre), perdite nell’infanzia (lutti, abbandoni, separazioni), avere avuto precedenti episodi depressivi
b) fattori precipitanti:
– esposizione a pericoli o violenze fisici o psicologici
– stress acuti o cronici soprattutto se vanno nella direzione della propria vulnerabilità (perdite come lutti e separazioni, malattie proprie o di familiari, cambiamenti come aumento di responsabilità diventando genitori, ricevere spesso critiche o disapprovazione, insuccessi, fallimenti)
c) fattori di mantenimento: sono tutti i sintomi fisici, le emozioni, i comportamenti e i pensieri di cui si è già detto all’inizio (es. difficoltà di concentrazione, angoscia, isolamento o ritiro sociale, pensieri negativi su di sé, il mondo e il futuro come “Sono un totale fallimento”)

Epidemiologia e Trattamento del Disturbo Depressivo Maggiore
La depressione è uno dei disturbi psicologici più diffusi nella popolazione e può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal livello culturale e dallo status socioeconomico, quindi è molto comune. Dagli studi scientifici emerge che si manifesta maggiormente nelle donne rispetto agli uomini: compare nel 25% delle donne e nel 12% degli uomini. Questa differenza sembra essere dovuta al fatto che le donne, rispetto agli uomini, hanno più frequentemente sentimenti di tristezza, sono più autocritiche e vengono maggiormente educate ad essere dipendenti. Gli uomini, invece, sembrano reagire ai vissuti depressivi soprattutto con comportamenti disfunzionali quali, ad esempio, l’uso di alcol e di droghe.
Il disturbo depressivo si può curare; il trattamento di elezione è psicologico e ha l’obiettivo di eliminare tutti gli aspetti coinvolti nel meccanismo della depressione patologica o clinica di cui si è detto sopra, che sono i fattori di mantenimento, cioè quelli che mantengono il problema nel presente, indipendentemente dalle cause che l’hanno creato (fattori di rischio e fattori precipitanti) ovvero:
– le reazioni fisiologiche (da riportare nella norma per es. con tecniche di rilassamento o con aumento attività piacevoli)
– i comportamenti (ripristinando i precedenti livelli di attività e le relazioni sociali, ed eliminando quelli passivi; rieducando ad una corretta alimentazione e igiene del sonno)
– gli aspetti cognitivi (sostituendo ai pensieri e convinzioni disfunzionali altri più utili e realistici)
Ad esso può essere poi associato un trattamento farmacologico, soprattutto all’inizio per alleviare i sintomi, ma da solo non può risolvere il problema, non intervendo sui fattori di mantenimento.

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