ANSIA E DISTURBI D’ANSIA - Nazaria Palmerone
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ANSIA E DISTURBI D’ANSIA

 

foto ansiaAnsia come emozione naturale
L’ansia, la cui etimologia latina richiama concetti quali il sentirsi soffocare, stretti, è connotata da varie sensazioni per lo più spiacevoli fra cui il timore, la paura, l’apprensione, la preoccupazione, la sensazione che le cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata e, nel caso di esposizione prolungata, la frustrazione e la disperazione.
Tuttavia l’ansia è un’emozione naturale e universale, che, è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress, il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un eventuale pericolo prima ancora che quest’ultimo sia chiaramente sopraggiunto, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche (es. aumento del battito cardiaco, respirazione più veloce, tensione muscolare) che spingono da un lato all’esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall’altro, all’evitamento e alla eventuale fuga. Questa caratteristica di interesse ed evitamento nei confronti di un possibile pericolo si ritrova soltanto negli uomini e negli animali superiori e favorisce la conoscenza del mondo circostante e un migliore adattamento ad esso.
È per questo motivo che tutti noi abbiamo provato e proviamo ansia e, allo stesso tempo, siamo capaci di comprendere facilmente l’ansia degli altri e di immedesimarci nel loro stato d’animo. L’ansia è insomma un’emozione fondamentale e del tutto spontanea, che ha la funzione di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all’azione e contemporaneamente motivandoci all’interazione con il mondo circostante.
L’ansia ha altre funzioni fondamentali oltre a quella sopraccitata; essa ci consente di impegnarci nei compiti che svolgiamo quotidianamente, in particolar modo in quelle attività che non svolgiamo con interesse ma che dobbiamo portare a termine. Studiare per un esame poco interessante, per esempio, diverrebbe pressoché impossibile se non vi fosse una spinta sottostante di ansia da prestazione. Anche svolgere il proprio lavoro quotidianamente con impegno non sarebbe sempre possibile senza la pressione dell’ansia. Allo stesso modo, anche un’azione apparentemente banale come quella di uscire di casa in tempo per prendere l’autobus o il treno fallirebbe miseramente se fosse esente da ansia.
Questi tipi di ansia sono adattivi e costruttivi, ovvero risultano funzionali alla nostra sopravvivenza. Fungono da intermediario tra il mondo esterno e il nostro mondo psichico interno, rendendoci capaci di far fronte ai problemi della vita e di adoperarci per migliorare il nostro adattamento all’ambiente. Sono dunque fattori di crescita e sviluppo della personalità che forniscono stimoli e motivazione all’accrescimento.

Ansia patologica
Tuttavia può accadere che non siamo capaci di superare del tutto una situazione di pericolo, oppure allo stato d’allarme e attivazione non corrisponde un pericolo reale da fronteggiare e risolvere; in tal caso l’ansia si trasforma da risposta del tutto naturale e adattiva a sproporzionata o irrealistica preoccupazione, ed assume una connotazione di un disturbo psichico, provocando disadattamento e perdita di contatto con l’ambiente stesso, con reazioni fisiologiche esagerate e disturbanti (es. tachicardia, sensazione di soffocamento, respiro corto, iperventilazione, dolore al petto, tremori, aumento sudorazione, sensazione di svenimento o di testa leggera, cefalea, nausea, diarrea, vampate di calore, brividi di freddo, sensazione di distacco da sé o dal mondo esterno, paura di perdere il controllo, paura di impazzire, paura di morire). Questa evenienza può presentarsi per diversi motivi, spesso difficilmente identificabili; in generale accade poiché vi è una valutazione errata delle percezioni che riceviamo da parte dei nostri processi cognitivi, che produce pensieri, preoccupazioni o vere e proprie convinzioni disfunzionali.
Quando ciò accade la persona tende a sviluppare varie tipologie di comportamento, in genere di tipo patologico, al fine di tenere sotto controllo le forti angosce che la attanagliano continuamente, come comportamenti di evitamento o di procrastinazione, attraverso i quali la persona evita volontariamente e ripetutamente il contatto con la fonte d’ansia (per esempio prendere la macchina, stare solo, per dap o folle, supermercati, ponti per chi soffre di agorafobia) e comportamenti di controllo o di sicurezza (per esempio controllare di aver spento il gas per chi ha un disturbo ossessivo-compulsivo o uscire solo con una persona di fiducia, portare con sé farmaci, per chi ha dap). Questi comportamenti, però, se alleviano temporaneamente dall’ansia, a lungo termine peggiorano il disturbo, andando a rinforzare i pensieri o convinzioni disfunzionali a riguardo e le reazioni fisiologiche che ne derivano, e non consentendo di affrontare una volta per tutte il problema. E’ come se la nostra mente entrasse in un circolo vizioso che si autoperpetua e da cui diventa difficile uscire da soli (vedi grafico di seguito).
Da questo deriva che il trattamento dovrà riguardare tutti gli aspetti coinvolti, ovvero le reazioni fisiologiche, il comportamento e gli aspetti cognitivi.

Disturbi d’Ansia
A seconda di quale è l’oggetto della paura si distinguono i seguenti disturbi:
Disturbo d’Ansia Generalizzata (DAG): se la paura riguarda qualsiasi genere di circostanza e di attività, anche le più banali, per le quali la persona tende ad immaginarsi scenari o conseguenze negative – Disturbo da Attacchi di Panico (DAP): se la paura riguarda il ripresentarsi di attacchi di panico, o le implicazioni o le conseguenze di essi
Agorafobia: se la paura riguarda trovarsi in luoghi o situazioni da cui sarebbe difficile scappare o ricevere aiuto in caso di attacco di panico
Fobia Sociale: se l’oggetto della paura riguarda il trovarsi in situazioni sociali o prestazionali nelle quali si è esposti a persone non familiari o al giudizio degli altri, a cui si dà molta importanza
Fobia Specifica: se la paura riguarda determinati oggetti o situazioni come ad es. volare, altezze, animali, ricevere un’iniezione, vedere il sangue
Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): se l’oggetto della paura è legato a temi come controllo, ordine, pulizia, comportarsi bene con gli altri, moralità e sessualità, e la persona cerca di rispondere ad esso con comportamenti o azioni mentali ripetitivi e compulsivi
Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS): se l’oggetto della paura è legato al ripresentarsi di un evento traumatico

Prevalenza e Trattamento dei Disturbi d’Ansia
I Disturbi d’Ansia sono tra le patologie psichiatriche più frequenti. Le indagini sulla popolazione generale hanno documentato come oltre un soggetto su cinque possa andare incontro ad un qualche disturbo d’ansia nell’arco della vita (in percentuale il 17,70%). Nel mondo occidentale si ritiene che le donne siano più colpite degli uomini con una prevalenza life-time dell’ordine del 30%, contro il 19,20%. Inoltre, l’ansia acuta influenza le funzioni psicologiche: la capacità di riflessione risulta essere ridotta e il campo di coscienza ristretto con una conseguente incapacità di attendere proficuamente alle proprie attività (è stato stimato che in questi casi si può determinare assenza, o presenza inefficiente, per il 10-40% delle giornate lavorative mensili).
Infine la prevalenza dei disturbi d’ansia diminuisce col crescere dello status socioeconomico.
Questo probabilmente è dovuto all’influenza che hanno alcuni fattori socioculturali sulle persone predisposte in tal senso, soprattutto la richiesta di standard sempre più elevati in tutti gli ambiti della propria vita, oltre a una maggiore incertezza che avvolge la famiglia, il lavoro e la politica, togliendo ogni punto di riferimento e ogni stabilità.
Poter contare su una rete familiare solida, l’appartenere a un ceto sociale medio-alto sono un valido supporto emotivo per non cadere in preda all’ansia, ma non va trascurata neppure l’importanza di interventi specialistici precoci.
Il trattamento indicato per curare i disturbi d’ansia è di tipo psicologico e prevede una fase di ricostruzione del problema e di psicoeducazione sull’ansia, i suoi meccanismi di azione e le sue conseguenze, seguita da una in cui vengono affrontati ed eliminati tutti i personali fattori coinvolti nel mantenimento del problema o fattori di mantenimento, ovvero le reazioni fisiologiche esagerate da riportare nella norma per es. con tecniche di rilassamento, i comportamenti disfunzionali di evitamento e quelli protettivi da eliminare gradualmente e gli aspetti cognitivi, sostituendo ai pensieri e convinzioni disfunzionali altri più utili e realistici.
Nei casi più gravi al trattamento psicologico se ne può associare anche uno farmacologico, sotto prescrizione medica, che ha lo scopo di dare un sollievo dai sintomi più invalidanti, ma che non interviene sulle cause e sui fattori di mantenimento e quindi non può risolvere da solo il problema.

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